Conoscete la storia del logo Porro? La rivista francese Ideat torna a raccontare una curiosa storia di viti: quella di un’identità visiva che esprime il legame tra il savoir-faire di Porro e la creatività senza confini di Bruno Munari.
Ritorno su una curiosa storia di viti... o meglio su un'identità visiva che racconta il legame tra il savoir-faire dell'azienda Porro e la creatività senza limiti di Bruno Munari.
Di Oscar Duboÿ
In un'epoca in cui i marchi si affrettano a reinventarsi attraverso nuove identità costruite a colpi di manuali grafici e immagini, altri preferiscono restare fedeli alle proprie radici. È il caso di Porro, che continua a valorizzare non solo la propria struttura familiare, ma soprattutto il proprio logo.
Un segno prezioso che porta la firma di un genio della creatività: Bruno Munari (1907-1998). Designer, artista, illustratore e grafico, questo poeta del progetto appartiene a quella rara categoria di figure inclassificabili che hanno attraversato la storia delle arti italiane per tutto il XX secolo. Se la posterità ricorda soprattutto i suoi libri per l'infanzia, grazie anche al lavoro editoriale svolto da Corraini, il suo spirito fantasioso emerge spesso anche negli interni e negli oggetti. È impossibile non citare i soprannomi che amava attribuire alle sue creazioni: le "Macchine inutili", oppure il "Viaggio nella fantasia", trasformato da Amini in una collezione di tappeti; oppure ancora la celebre "Sedia per visite brevi o brevissime" progettata per Zanotta, sulla quale è praticamente impossibile sedersi.
Per Porro rimangono invece un carrello-bar, il Cubovo, e soprattutto questo inconfondibile logo del 1966, ideato sostituendo le due lettere "O" con due teste di vite, perfetta sintesi di un'azienda rinomata per la propria competenza nella produzione di mobili contenitori.
Un'eredità di cui Maria Porro, direttrice marketing e comunicazione e quarta generazione della famiglia, va particolarmente orgogliosa, al punto da rendergli omaggio durante l'inaugurazione dello showroom Porro di Milano nel 2023.
Ancora oggi il suo ricordo rimane vivo:
«L'installazione Ciclorama, progettata e immaginata da Sfelab, era ispirata al lavoro di Bruno Munari sul colore. Abbiamo preso spunto dai suoi grafismi e dai suoi disegni che raccontano il passato, il presente e il futuro di Porro. Indossando speciali occhiali, come avrebbe fatto Munari, osservando con gli occhi degli altri e attraverso colori differenti, era possibile proiettarsi in ciascuna di queste epoche. Inoltre, l'esposizione presentava diverse opere del designer che dialogavano con i suoi lavori artistici, i suoi giochi e le sue invenzioni. L'opera straordinaria di questo grande maestro consisteva nel raccontare la creatività attraverso oggetti talvolta semplicissimi, procedendo più per sottrazione che per aggiunta. Chi può fare di meglio?»